Torta paesana vegana

Ecco la ricetta della torta paesana di mia madre rivisitata in chiave vegana!

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L’autunno è arrivato gente, hallelujah. Sono diventata una di quelle persone super-noiose e super-malinconiche che odiano le temperature al di sopra dei 23 gradi Celsius, i luoghi affollati, la sensazione di appiccicaticcio sulla pelle, le grigliate di Ferragosto, il concetto di vacanza, il gelato che si scioglie sulle dita, insomma quelle che odiano l’estate e trascorrono il tempo all’ombra maledicendo tutti. L’idea dell’autunno che avanza mi fa proprio godere dentro, perché per me vuol dire una cosa sola: TORTA PAESANA A MANETTA. La sola esistenza di questo dolce mi fa gioire per tutto l’anno in trepidante attesa, quindi l’estate la lascio agli altri.

La torta paesana, o torta di latte, o torta di pane, o torta-più-buona-in-assoluto, è un dolce tipico della Brianza, ovvero l’area densamente abitata compresa all’incirca tra Monza, Lecco e Como. È una ricetta povera, fatta con ingredienti che si trovavano comunemente nelle case del ceto basso, e infatti nacque come soluzione per riciclare il pane raffermo. Per me, è sinonimo di tradizione in ogni senso: mi ricorda il mio paese, l’attaccamento che volente o nolente provo per questa zona, e soprattutto mi ricorda mia madre. Con lei ho preparato questa versione 100% vegetale, che si è rivelata a dir poco deliziosa. Quando sono diventata vegana, non appena ho realizzato che il mio dolce preferito conteneva quintalate di latte, ho lanciato un grido di dolore. Ma poi, mi sono ricordata che ormai ogni ricetta può essere veganizzata.

Ecco gli ingredienti della ricetta della torta paesana di mia madre rivisitata in chiave cruelty-free:

  • Pane secco
  • 1 litro di latte di soia
  • Cacao amaro
  • Cacao dolce
  • Cioccolato fondente
  • Biscotti frollini veg°
  • Uva sultanina
  • Pinoli
  • 1 uovo veg*

Vi starete chiedendo perché non abbia messo delle quantità precise, fatta eccezione per il latte e per l’uovo. Il bello di questo dolce sta proprio in questo: la ricetta precisa non esiste! O meglio, esiste, ma soltanto se si vuole essere pignoli. Il segreto della buona riuscita della torta è l’attenzione alla consistenza.

Per cominciare, si mette il latte di soia in una pentola a scaldare sul fuoco per qualche minuto. Dopodiché, quando il latte si sarà scaldato (non va portato a bollore!), si spegne il fuoco e si buttano pane e biscotti spezzettati in modo grossolano, amalgamando il tutto con un cucchiaio di legno. Vanno poi aggiunti cacao dolce e amaro e cioccolato fondente a scaglie. Il dosaggio di cacao e cioccolato fondente va a gusto personale, perciò è importante assaggiare, per nostra gioia. Il pane secco e i biscotti invece sono gli ingredienti che danno consistenza, quindi bisogna aggiungerne finché l’impasto non assumerà l’aspetto di una pappetta scura e collosa che oppone un po’ di resistenza nel mescolamento. In pratica deve avere un aspetto tutt’altro che invitante. Infine, si aggiungono uvetta e pinoli a piacere. Mia madre mi ha fatto poi concludere la preparazione con un uovo vegano, anche se a detta sua non ce n’era realmente bisogno.

L’impasto deve riposare nella pentola coperto per qualche ora. Io l’ho fatto riposare per cinque ore, dopodiché l’ho trasferito in una teglia circolare imburrata con burro di soia e spolverata di pane grattato. La teglia va infornata a 200°C per circa un’ora, o comunque finché l’impasto papposo non sarà diventato una torta vera e propria, solida e uniforme. Questo è il risultato:

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Direi niente male per essere un esperimento. Con una torta paesana vegana così, la fame può accompagnare solo (semicit).

Benvenuto, autunno!

 

° La ricetta originale di mia madre prevede gli Oro Saiwa e gli amaretti, che non ho utilizzato in quanto non erano vegani.
* L’uovo vegano si prepara con un cucchiaio di semi di lino macinati e tre cucchiai d’acqua.

Autore: Martina Garancini

Feminist, plant-based, wannabe saviour of the world.

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