Coppetta mestruale: ecco perché comprarla

Quando arriva quel periodo del mese… e quasi ti devi sforzare per ricordarti che è quel periodo del mese.

Annunci

Parliamo di mestruazioni. Ed è subito tipa che vuole fare la ruota ed è convinta di essere una fontanella che schizza ovunque, ingegneri che si spremono le meningi per produrre l’assorbente dal tessuto tecnico che rivoluzionerà la vita di ogni donna, donne in carriera paranoiche all’idea di far intravedere qualcosa da sotto la gonna mentre sculettano sui tacchi dodici, ma soprattutto meme di Shining con il sangue che fuoriesce a cascata dall’ascensore.

Quanto è dura essere donna? Ma soprattutto, quanto è dura essere una donna di dodici anni che ama alla follia le docce eterne e ultrabollenti? Ricordo come se fosse ieri la mia seconda mestruazione, quando ancora non sapevo. Beata ignoranza. Non sapevo nulla, solo che una donna doveva sanguinare ogni mese da lì sotto. Non sapevo ad esempio che il flusso mestruale è fortemente influenzato dagli agenti esterni, come la temperatura. Doccia bollente, uguale vasi sanguigni dilatati, uguale più sangue, uguale assenza da scuola il giorno successivo. Non c’è bisogno che vi racconti del trauma subito in quell’occasione, del fatto che cominciai a guardare le mie mestruazioni con gli occhi di un’adulta e non più con gli occhi nuovi di una bambina curiosa.

Ai tempi non sapevo, e oggi so che il sapere è importante anche quando si è molto giovani, specialmente per quanto riguarda l’organo genitale femminile. Ritengo che non si parli abbastanza di mestruazioni e di quanto sia importante avere un rapporto confidenziale con il proprio ciclo mestruale. Ho usato la parola confidenziale per una ragione ben precisa: anzitutto perché fa rima con mestruale, ma soprattutto perché le donne hanno questa tendenza assurda a considerare il sangue mestruale e tutto ciò che concerne la propria vagina come qualcosa che non le riguarda affatto. I liquidi corporei che fuoriescono da lì sono disgustosi, quindi non mi appartengono. Li ha generati il mio stesso corpo, ma non sono davvero miei. Io non li voglio, ma me li devo sorbire ogni mese, perché così la natura mi ha fatta e mi devo mettere il cuore in pace. Che piaga essere donna.

In molte aree del pianeta, Bel Paese incluso, le mestruazioni vengono viste come un’impurità. Una donna con il ciclo non può essere toccata, perché il ciclo mestruale è segno evidente e tangibile del peccato. In Italia, sussiste ancora la credenza popolare che una donna mestruante sia talmente tossica da far morire le piante con il suo tocco e far impazzire la maionese. Insomma, non ci si può fidare di un essere che sanguina ogni mese e sopravvive ogni volta, no? Dev’esserci per forza qualche stregoneria dietro. Quando ero una ragazzina, ricordo che ogni mese mi impegnavo per cercare di nascondere questa malefatta, vergognandomi come una ladra ogni volta che un mio compagno di classe sventurato mi sorprendeva a estrarre un assorbente dallo zaino. Come se il mio essere una donna fertile fosse motivo di imbarazzo. Esiste un senso di malessere ingiustificato nei confronti di un evento che – a meno che non si stia cercando di concepire un bambino – dovrebbe costituire una scusa per fare festa grande. Un ciclo mestruale regolare, infatti, è segno di buona salute: uno dei primi sistemi a bloccarsi quando qualcosa non va è l’apparato riproduttore, poiché una gravidanza non può essere intrapresa in condizioni sfavorevoli.

Ho iniziato ad apprezzare il mio ciclo, e a trovarlo quasi divertente, dopo aver acquistato una coppetta mestruale. Entrando a contatto con la realtà dell’associazione No More Taboo, mi sono accorta che il mio pensiero ambientalista non poteva procedere di pari passo con il mio consumare assorbenti usa-e-getta. Uno dei due doveva sparire, e di certo non poteva essere la mia convinzione che sia necessario fare qualcosa di concreto per l’ambiente, prima che sia troppo tardi per tornare sui nostri passi. Così, ho fatto questo esperimento. E insieme a un pezzo di silicone medicale ho ritrovato la curiosità nei confronti del mio corpo.

Il mio oggetto preferito di questa settimana di ciclo mestruale è dunque la mia adorata Mooncup, acquistata a poco meno di 20 sterline, lo stesso prezzo che probabilmente pagherei per cinque confezioni di assorbenti usa-e-getta, con la sola differenza che questi ultimi finirebbero in una discarica a marcire per i prossimi 200 anni insieme agli altri 45 miliardi di assorbenti gettati via ogni anno, mentre la prima resterà al mio fianco a farmi compagnia per il prossimo decennio.

Progetto senza titolo (2)

Perché adoro la mia coppetta? Perché anzitutto mi ha aperto gli occhi sulla realtà effettiva del ciclo mestruale, mostrandomi che il sangue che perdo in realtà è veramente pochissimo e non è vero che ogni mese mi dissanguo. Non soltanto mi ha mostrato la concretezza della mia fertilità, ma mi ha anche costretta a stabilire un rapporto di confidenza con il mio stesso corpo. E meno male, perché senza di lei non avrei mai scoperto che in realtà sono molto più sicura di me stessa di quanto pensassi. Infine, la adoro perché grazie a lei riesco a vivere il mio ciclo, senza preoccuparmi del lato drammatico della cosa. Perché, di fatto, quando la uso mi dimentico letteralmente di avere le mestruazioni in corso e devo anzi costringermi a ricordarmene per non tenerla là dentro a tempo indeterminato.

Perché consiglio a tutte una coppetta mestruale? Oltre alle ragioni sentimentali che ho già enunciato, ci tengo a fare un elenco punto a punto con tutti i vantaggi concreti:

  • Non provoca secchezza vaginale come il tampone
  • È anallergica
  • È invisibile
  • Ha una capienza ideale anche per i flussi abbondanti
  • Si può svuotare ogni 8-10 ore
  • Non ingombra spazio
  • Non dà fastidio con cordini e sfregamenti vari, perché non si sente affatto
  • Fa risparmiare circa 60 euro annuali spesi in assorbenti
  • Non inquina come gli 11.000 prodotti igienico-sanitari che ogni donna consuma nel corso della propria vita

Sono sicura che un giorno il ciclo mestruale smetterà di essere visto come una piaga da sradicare, e tornerà a essere un fenomeno naturale di cui prenderci cura e di cui andare fiere.

Andate e diffondete il verbo!

Autore: Martina Garancini

Feminist, plant-based, wannabe saviour of the world.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...