Elogio dell’acqua del rubinetto

Siamo sicuri che l’acqua in bottiglia sia più pura?

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Ogni volta che mi reco a fare la spesa presso qualunque supermercato, i miei occhi vengono letteralmente assaliti dalla quantità esorbitante di incarti e confezioni degli innumerevoli prodotti che traboccano sugli scaffali. Ma niente mi procura più disagio del reparto delle acque in bottiglia.

Acque. Al plurale. Come se l’acqua indispensabile per la nostra sopravvivenza non fosse più soltanto una. Oggi esistono circa 500 marchi di acque minerali nel nostro paese, un numero assurdo che fa dell’Italia il maggiore consumatore europeo di acqua in bottiglia. Un tale record non mi stupisce, poiché l’Italia è il solo paese in cui sono stata nella mia vita che serve acqua in bottiglia nei ristoranti e nei bar, e per giunta a pagamento. Al di fuori del confine italico, l’acqua in bottiglia viene servita soltanto nei locali più chic.

Ma parliamo di numeri: per produrre una singola bottiglia di plastica, riempirla, trasportarla e conservarla, serve una quantità d’energia circa duemila volte superiore a quella necessaria a trasferire l’acqua dall’acquedotto al rubinetto di casa. Come se non bastasse, secondo l’ASSORIMAP (Associazione nazionale riciclatori e rigeneratori materie plastiche), soltanto il 25% degli imballaggi di plastica viene riciclato. Il resto, finisce in mare. Avete mai sentito parlare del Pacific Trash Vortex, l’isola di rifiuti galleggianti che si stima occupi un’area grande quasi quanto l’intera superficie degli Stati Uniti d’America? In caso la vostra risposta sia no, sappiate che non è neppure la sola. Per aggiungere la ciliegina sulla torta: volete sapere quanto pagano le aziende imbottigliatrici per ogni litro d’acqua, in Italia? Un millesimo di euro. Fate voi il calcolo di quanto ci guadagnano dalla singola bottiglia d’acqua che ognuno di noi acquista. Noi consumatori stiamo pagando fior di miliardi per un bene comune che se non gratuito (poiché i costi di gestione degli acquedotti non sono indifferenti), dovrebbe essere perlomeno svincolato dal profitto delle multinazionali.

Ma perché esiste questa psicosi collettiva dell’acqua in bottiglia, e perché sussiste questa convinzione radicata che l’acqua del rubinetto non sia salutare? Non è ben chiaro il motivo per cui gli italiani siano così ossessionati dall’acqua, ma certi miti su quella del rubinetto vanno sradicati. Voglio provarci in questo articolo.

L’acqua degli acquedotti viene sottoposta regolarmente a controlli chimico-fisici supervisionati dalla Asl, che ne garantiscono la potabilità. Se qualcosa non funzionasse nell’acquedotto e l’acqua rivelasse concentrazioni tossiche di metalli e inquinanti, potete stare pur certi che non verrebbe più erogata. Al contrario, come possiamo essere sicuri al 100% che le imprese private effettuino controlli altrettanto severi? Naturalmente, non voglio scatenare la sete di gomblottoh dell’italiano medio, tuttavia il mercato delle acque minerali ha un’influenza non indifferente. Basti vedere da quanti spot pubblicitari veniamo bombardati ogni giorno.

Sussiste la convinzione che l’acqua in bottiglia sia più pura di quella del rubinetto, poiché la prima è sempre acqua di fonte che sgorga limpida e splendente e finisce direttamente nella bottiglia di plastica. Il leggendario montanaro dello spot pubblicitario di una popolare acqua in bottiglia altissima e purissima, del resto, va direttamente in cima alle Alpi a fare rifornimento. E INVECE NO. Spesso l’acqua in bottiglia non è acqua di fonte immacolata, poiché viene sottoposta a trattamenti alla pari dell’acqua di acquedotto. Senza considerare che spesso l’acqua dell’acquedotto, soprattutto se si vive in montagna, è acqua pura di falda.

Molti sono terrorizzati dal sodio e dalla quantità di residuo fisso dell’acqua di rubinetto. Ebbene, udite udite, l’acqua che i miei genitori acquistano con vetro a rendere (grazie al cielo non la acquistano nelle bottiglie di plastica) contiene più sodio dell’acqua del rubinetto del comune in cui abito. Le acque pubbliche sono quasi sempre oligominerali, a basso residuo fisso, esattamente come quelle in bottiglia. Spesso esiste una preoccupazione nei confronti del calcare, che è presente in modo evidente ad esempio nell’acqua del mio comune. In realtà, il calcio contenuto nell’acqua può solo avere effetti benefici per la nostra salute. I calcoli renali non dipendono infatti dall’apporto di calcio nella dieta (altrimenti dovrebbero venire a tutti, no?), ma da fattori diversi, compresa la predisposizione genetica. L’unico aspetto negativo del calcare nell’acqua sono le incrostazioni nelle tubature e negli elettrodomestici!

Un altro fattore di preoccupazione è costituito dal cloro, usato per disinfettare l’acqua da eventuali batteri che potrebbero altrimenti proliferare. In Europa, il limite massimo di cloro fissato dalla legge è di 100 milligrammi per ogni litro d’acqua. In Italia, è di 30 milligrammi di cloro per ogni litro d’acqua, decisamente più basso. La presenza di cloro è talmente insignificante da non costituire un fattore di pericolo per la salute. L’unico inconveniente potrebbe essere, al massimo, il sapore fastidioso. Inoltre, il cloro viene eliminato facilmente lasciando riposare l’acqua del rubinetto in una caraffa per qualche minuto a temperatura ambiente, così da favorirne l’evaporazione. Niente di più semplice!

Ora voglio diffondere panico generalizzato con questa affermazione: l’acqua in bottiglia può essere più pericolosa di quella del rubinetto. Ebbene, l’acqua degli acquedotti scorre continuamente nelle tubature e raramente ristagna favorendo la proliferazione di batteri e la contaminazione da parte di metalli pesanti. Al contrario, l’acqua in bottiglia – soprattutto quella imbottigliata nella plastica – se non viene conservata correttamente può diventare non potabile. Che dire, la soluzione migliore potrebbe essere darsi all’alcol. In bottiglia di vetro.

 

Ricordo che quando ero ancora una liceale nella mia scuola fu organizzata un’assemblea d’istituto proprio sull’acqua in bottiglia, e un tizio – vorrei ricordarmi il suo nome, ma sapete com’è, la vecchiaia – ci parlò proprio di tutte le virtù dell’acqua del rubinetto, mettendoci in guardia dal famigerato business delle acque minerali. Oggi, a distanza di anni, mi chiedo per quale motivo non mi lasciai convincere dalle sue parole quel giorno. Forse proprio a causa della credenza di gregge che lo Stato ci voglia male, e che non ci si possa fidare di nessuno in questo paese. Ma di chi è meglio fidarsi? Di chi ci fornisce acqua supercontrollata a prezzi ridicoli e ce la recapita direttamente a casa, o di chi ce la fa pagare 500 volte tanto, ce la fa arrivare in bottiglie di plastica potenzialmente tossiche che finiscono a sostituire i pesci negli oceani e ci riempie la testa di idee assurde su quale acqua sia migliore delle altre per il suo potere diuretico che fa fare tanta plin-plin?

Ai posteri l’ardua sentenza.

 

Per darvi la prova che non mi invento le cose:

https://www.altroconsumo.it/alimentazione/acqua/news/acqua-minerale-e-potabile-a-confronto

https://www.legambiente.it/contenuti/dossier/il-business-delle-acque-bottiglia

http://www.ilfattoalimentare.it/acqua-case-minerale-bottiglia-rubinetto-test-altroconsumo.html

https://www.ok-salute.it/alimentazione/lacqua-del-rubinetto-fa-venire-i-calcoli-renali/

https://www.greenme.it/consumare/acqua/3829-acqua-in-bottiglia-o-acqua-del-rubinetto

 

 

Autore: Martina Garancini

Feminist, plant-based, wannabe saviour of the world.

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